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Etica e Sostenibilità nella moda: una realtà

La moda sostenibile è diventato un trend molto diffuso negli ultimi anni. Nuove collezioni, nuovi materiali, e azioni mirabili da parte degli stilisti. Queste tematiche stanno diventando parte integrante delle strategie aziendali a partire dai brand del lusso fino alle catene del fast fashion. Gli argomenti focus vertono sullo sviluppo di nuovi materiali, sul recupero di materiali antichi e talvolta insoliti ma anche utilizzando la tanto demonizzata plastica.

Si parla da molti anni della salvaguardia del Pianeta, dell’ambiente e delle persone, ma oggi più che mai è urgente e imperativo applicare questi concetti anche alla moda, seconda industria più inquinante al mondo.

Per ridurre l’impatto ambientale in questo settore merceologico, che è anche il fiore all’occhiello del Made in Italy, si sta dimostrando utile la campagna di sensibilità di alcune associazioni ambientaliste. La lotta di Greenpeace contro le pratiche impattanti del settore tessile e dell’abbigliamento è iniziata nel 2011 con l’iniziativa “Panni Sporchi”, quando nelle acque reflue delle fabbriche in Cina si scoprì la presenza di alcune sostanze tossiche: alchilfenoli, ftalati, ritardanti di fiamma bromurati e clorurati, coloranti azoici, composti organici stannici, composti perfluoroclorurati, clorobenzeni, solventi clorurati, clorofenoli, paraffine clorurate a catena corta e metalli pesanti come cadmiopiombomercurio e cromo VI.

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Se i nomi ci spaventano è più spaventoso sapere che parliamo di sostanze non biodegradabili che con il lavaggio degli abiti finiscono nelle acque chiare provocando un danno ambientale notevole. Per non parlare del danno arrecato alla nostra pelle…

Alta moda ma etica
Negli ultimi anni anche gli operatori del settore che si occupano di eventi dedicano sempre più spazio alla moda green: tra queste la più che nota Milano Fashion Week dove il richiamo mediatico è molto amplificato. Grazie all’impegno di associazioni come Greenpeace, oggi molti marchi e stabilimenti hanno deciso di aderire a questa azione rivoluzionaria: Benetton, Zara, H&M, Nike, Puma, Mango, Levi’s, Adidas, Valentino, Yamamay e il distretto tessile di Prato stanno intraprendendo un percorso aziendale volto alla sostenibilità.

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La moda green e etica piace anche alle celebrity. In occasione del suo matrimonio Chiara Ferragni ha scelto per le sue damigelle abiti firmati Ferretti realizzati con materiali di riuso, peccato che i media non ne abbiano dato notizia…

“In Italia esistono anche molte aziende che, nel loro piccolo, cercano di sensibilizzare i propri consumatori sull’importanza di acquistare abiti non impattanti. Si tratta di piccole e medie aziende di abbigliamento ecosostenibile che investono nella ricerca di nuovi tessuti naturali dalle alte prestazioni tecnologiche, riducono le emissioni di CO2 e l’impiego di acqua durante il processo di produzione, ricorrono all’uso di un’energia pulita e verificano direttamente la buona condotta dei fornitori. Assicurando la totale qualità e affidabilità dei prodotti.” fonte Lifegate.

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Certificazioni
Eh si… non solo il cibo biologico e sostenibile necessita di certificazione: anche sull’abbigliamento vengono rilasciate documentazioni sulla provenienza e la natura delle materie prime a completa protezione e informazione del consumatore. Stesso discorso vale per la moda “vegan” (molto diffusa) che garantisce un metodo cruelty-free ovvero con l’esclusione di materiali di origine animale.

Detto ciò, e per quanto possibile, state attenti alla provenienza dei tessuti che indossate per preservare l’ambiente e la vostra salute.